La trasformazione di Chernobyl in un grande impianto solare è quasi completa

Accanto al sarcofago che ricopre il reattore esploso, migliaia di pannelli solari produrranno energia pulita.

A più di 30 anni di distanza, l’area tristemente nota per l’incidente nucleare più grave della storia sta cominciando la sua nuova vita.

Nel 1986, le radiazioni sprigionate nell’atmosfera dall’incidente costrinsero migliaia di persone ad evacuare le proprie abitazioni, e da allora l’intera area interdetta (4200 chilometri quadrati tra Ucraina e Bielorussia) è rimasta disabitata, lasciando lentamente prosperare la natura più selvaggia.

Fauna selvatica a Chernobyl
Vasily Fedosenko/Reuters

Nonostante le radiazioni, lupi, alci, cervi, orsi ed altri grossi mammiferi hanno trovato riparo da caccia, disboscamento e cementificazione.

Nel novembre del 2016 i lavori di posizionamento del nuovo sarcofago sono finalmente terminati, riducendo di dieci volte il livello atmosferico di radiazioni. Si tratta di una struttura di cemento ed acciaio che è andata a ricoprire quella già esistente, ma non più efficace di calcestruzzo, costruita subito dopo l’incidente.

Il suolo è ancora troppo radioattivo per essere lavorato o coltivato (per almeno i prossimi 24 mila anni), tuttavia è l’area è ancora connessa ai principali centri urbani del resto del Paese attraverso la rete energetica costruita negli anni Settanta. Un sito ideale per la produzione e lo smistamento di energia rinnovabile. Così, sempre nel 2016, il ministro dell’ambiente ucraino, ha annunciato il piano per la rivitalizzazione energetica dell’area affidando a Rodina Energy Group, una compagnia ucraina, e Enerparc AG, tedesca, il compito di costruire un impianto solare da 1 megawatt, a poche centinaia di metri dal sarcofago, che ricoprirà con 3800 pannelli solari una superficie di 16 mila metri quadrati.

I lavori per il nuovo impianto solare sono cominciati nel dicembre 2017 ed una volta ultimati si potrà rispondere al fabbisogno energetico di 2000 case. Ma l’apporto energetico è destinato ad aumentare: tra le 60 proposte ricevute dal governo di Kiev da compagnie energetiche globali, due società cinesi, già presenti sul territorio, hanno dichiarato di voler investire un miliardo di dollari nel progetto della nuova Chernobyl solare attraverso l’installazione di pannelli su un’area di 2.500 ettari, garantendo la produzione di 1500 gigawatt di energia pulita all’anno.

La centrale nucleare prima dell’incidente era dotata di quattro reattori da 1000 megawatt ciascuno, con un quinto in costruzione, ma nonostante la necessità di numerose precauzioni, (ad esempio i pannelli poggeranno su delle lastre di calce e non direttamente a terra) l’iniziativa è un passo in avanti verso l’uscita di una zona strategica dal buco nero in cui è finita dal 1986 in poi.

Il disastro nucleare avvenne durante un test sul sistema di raffreddamento, durante il quale i tecnici disattivarono il sistema d’emergenza per evitare interruzioni. Seguirono una serie di omissioni procedurali che portarono ad una disastrosa esplosione che portò al rilascio nell’atmosfera di imponenti quantità di materiale radioattivo, che contaminò l’intera Europa. Morirono direttamente 31 persone, 336 mila furono evacuate e migliaia di casi di tumori, specialmente alla tiroide, furono registrati.

La speranza che si accende ora è quella che la Chernobyl odierna possa essere riconosciuta come centro europeo dell’energia solare, lasciando alle spalle la sua tragedia.

 

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