Mangiare senza glutine: se non siete celiaci forse non è una buona idea

Sempre più persone passano alla dieta gluten-free, ma i danni possono superare i benefici

Il mondo del cibo sta dedicando grande e spesso eccessiva attenzione alla cura del corpo e dello stato di salute.

Se da un lato veniamo giustamente esortati ad avere un’alimentazione sana e moderata, dall’altro il business che ci invita a farlo sembra essere sempre più ingordo e insaziabile. Per farsi un’idea basta entrare in libreria o in un qualunque supermercato e vedere l’impressionante numero di titoli e articoli tra gli scaffali dedicati a dieta, salute e benessere.

Salvaguardare la forma e soprattutto la salute del nostro corpo, scegliendo cosa mangiare e cosa evitare, è sicuramente gratificante oltre che benefico, ma spesso questa sovrabbondanza di informazioni genera confusione, portando all’adozione di regimi alimentari dall’efficacia quantomeno dubbia.

Di questi casi fa parte la scelta di rinunciare al glutine, lipoproteina estremamente dannosa per le persone celiache, contenuta in numerosi alimenti a base di grano e frumento, che spesso viene evitata anche da chi, per sua fortuna, non ha problemi alimentari. Il dato che in Europa il 10% dei cittadini segue una dieta totalmente, parzialmente o occasionalmente gluten-free senza averne bisogno, è decisamente eclatante.

gluten free stamp

Di questi fanno parte 6 milioni di italiani che scelgono di essere celiaci “per moda” che oltre a sottoporsi ad una dieta inappropriata, spendono (o meglio sprecano) ogni anno oltre 100 milioni di euro. Questi dati sono stati diffusi dall’Associazione Italiana Celiachia (Aic) in occasione della Settimana nazionale della celiachia. Restando sull’aspetto economico, gli stessi dati indicano che ogni anno nel nostro Paese si spendono 320 milioni di euro per prodotti senza glutine, di cui solo 215 milioni provengono da terapia di pazienti celiaci.

Una componente del glutine è la gliadina, che nell’intestino dei celiaci innesca una reazione infiammatoria che colpisce villi e microvilli, provocandone l’atrofia e la conseguente interferenza con l’assorbimento dei nutrienti. Per ora l’unico rimedio efficace contro questa grave infiammazione è proprio la rinuncia al glutine.

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Chi non è celiaco chiaramente, non ha bisogno di salvaguardare i propri villi intestinali e se sceglie di privarsi del glutine probabilmente lo fa per avere uno stile di vita più sano e salutare. In generale. Questa convinzione però, non è supportata da studi scientifici, anzi:

Un nuovo studio pubblicato sul British Medical Journal, ha preso in considerazione più di 100 mila uomini e donne non celiaci, dal 1986 al 2012, ed ha rivelato che una dieta priva di glutine, oltre a non diminuire alcun rischio per la salute, può aumentare quello di cardiopatia. 

Lo studio, condotto dai ricercatori del Columbia University Medical Center e del Massachusetts General Hospital/Harvard Medical School, mostra come in questo tipo di dieta parallelamente all’eliminazione di glutine, diminuisca drasticamente anche l’apporto di cereali integrali, coinvolti in prima linea nella protezione di cuore e arterie.

Inoltre, durante l’American Heart Association Meeting svoltosi a Marzo a Portland, è stata presentata una ricerca il cui obiettivo era quello di determinare se il consumo di glutine fosse correlato allo stato di salute di chi, senza motivazioni mediche, ne fa a meno. In tale studio si afferma che la diminuzione di cereali integrali, che affianca la rinuncia al glutine, può aumentare il rischio di diabete di tipo 2.

La mancata assunzione di glutine quindi non è di per sé dannosa, ma non esistono neanche studi a supporto degli eventuali vantaggi che ne deriverebbero.

In ogni caso, se state provando questo tipo di dieta e percepite dei benefici che al momento la ricerca non ha portato alla luce, assicuratevi per il vostro bene un sufficiente apporto di cereali integrali.

 

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