Perché le donne vivono più a lungo

La società favorisce innegabilmente gli uomini, che però muoiono più giovani

È un mondo difficile, e vita intensa. Soprattutto per le donne, che rispetto agli uomini vanno più facilmente incontro a stress, ansia e depressione. Per non parlare della facilità con cui sono vittime di violenza, oppure della differenza salariale o addirittura dei diritti umani, un vero miraggio per le donne di molti Paesi. Anche laddove all’universo femminile le stesse libertà e possibilità dei maschi sono garantite, sembra sempre ci sia un gap da colmare e qualche passo in avanti da fare.

Nonostante le numerose iniquità ed ingiustizie sociali però, non esiste Nazione al mondo in cui la vita media delle donne non superi quella degli uomini.

L’Italia può vantare una delle aspettative di vita più alte in assoluto e, mentre mediamente gli uomini ci lasciano ad 82 anni, le donne se ne vanno sulla soglia degli 86.

Perfino nei Paesi in cui le discriminazioni sono più marcate e spesso raccapriccianti, le donne hanno vita più lunga: in Bangladesh ad esempio, le donne vivono in media due anni in più, mentre in Yemen tre.

Nonostante le ragioni della predisposizione alla -relativamente- lunga vita femminile siano variabili nel tempo e legate allo sviluppo economico e sociale, sembra che questa tendenza sia stata propria delle donne, non solo in epoca recente, ma sin dal lontano 1700, quando furono raccolti i primi dati relativi alla mortalità. Dalle prime registrazioni, avvenute in Svezia, sappiamo che tra il 1751 e il 1790 l’aspettativa di vita media alla nascita era di 36.6 anni per le donne e 33.7 per gli uomini.

È evidente che benché vi siano delle basi di natura sociale e comportamentale, queste non fanno che accentuare una chiara predisposizione biologica.

Statistiche alla mano possiamo confrontare numerosi campi in cui le donne risultano avere meno fretta di passare a miglior vita rispetto agli uomini. Partendo dal consumo di alcol, legato direttamente o indirettamente a numerose patologie e tumori, gli uomini risultano assumerne quantità nettamente maggiori relativamente a tutte le fasce d’età.

Dati simili si riscontrano per quanto riguarda il fumo e l’uso di sostanze stupefacenti. Nei vari Paesi europei ad esempio, tra chi fa uso di droghe, sia occasionalmente che abitualmente, gli uomini si distinguono in ogni caso con percentuali maggiori (per rendere l’idea, tra chi almeno una volta ha assunto cocaina nella fascia 15-24 anni, gli uomini in Italia sono il 3.3%, le donne il 2.0%)

Un’ulteriore differenza è quella che vede uomini e donne adottare comportamenti opposti di fronte a situazioni rischiose: mentre le donne si ritrovano sistematicamente a sovrastimare un potenziale pericolo, gli uomini lo sottostimano, indipendentemente dal contesto. Da questa condotta derivano sia la tempestività con cui le donne si sottopongono a visite e cure mediche, sia la maggiore facilità con cui i maschi infrangono le regole, trovandosi protagonisti di incidenti stradali o altre disavventure fatali.

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Atteggiamenti aggressivi e violenti invece, hanno origine -ma non giustificazione- in quello che può essere considerato il punto d’incontro tra fattore comportamentale e fattore biologico: il testosterone. Tale ormone, tipico maschile, aumentando l’aggressività, può cancellare millenni di evoluzione innescando meccanismi a cascata che sfociano in risse, omicidi ed episodi di violenza in generale.

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Il testosterone però agisce anche in modo puramente fisiologico: aumentando il livello ematico di colesterolo LDL -noto come “cattivo”- e diminuendo il livello di quello HDL -il “buono”- sottopone gli uomini a maggiore rischio cardiovascolare.

Gli estrogeni invece, ormoni prettamente femminili, compiono l’azione opposta: favoriscono l’eliminazione di LDL ed aumentano i livelli di HDL, scoraggiando le possibilità di aterosclerosi, ipertensione o infarto.

Esiste anche un altro importante aspetto genetico che avvantaggia le donne e contribuisce a spiegarne la maggiore longevità: la generale migliore resistenza all’invecchiamento biologico. Quando si presenta una mutazione di uno dei geni del cromosoma X, le donne hanno un secondo cromosoma dello stesso tipo per compensare, mentre negli uomini tutti i geni dell’unico cromosoma X sono già espressi, anche se hanno conseguenze deleterie.

Lo sviluppo della società e secoli di civiltà rendono pressoché impossibile indagare a fondo le intriganti basi biologiche della discrepanza tra le longevità dei generi, ma è evidente che la natura abbia messo le donne in condizioni di raggiungere il picco massimo della durata biologica della vita di un essere umano.

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