Gli adattamenti genetici alla vita in mare

Il popolo nomade dei Bajau Laut è il primo caso conosciuto di adattamento dell’uomo alla vita marina

Come tutti gli esseri viventi della Terra, anche noi umani siamo il prodotto dell’evoluzione. In termini evoluzionistici, siamo abituati ad esprimerci sulla scala dei milioni di anni, ma a volte può succedere di trovarsi di fronte a cambiamenti genetici non più vecchi di qualche secolo.

Gli abitanti del Tibet e dell’Altopiano Etiopico ad esempio, hanno adattato la loro respirazione alle altissime altitudini in cui vivono. Le popolazioni di allevatori dell’Africa orientale e nord Europa hanno col tempo acquisito una mutazione che gli consente di digerire facilmente il latte anche da adulti.

In un recente studio pubblicato sulla rivista Cell, un gruppo di ricercatori ha riportato un nuovo tipo di adattamento, non all’aria o al cibo, ma alla vita in acqua.

I Bajau Laut, sono un popolo di nomadi del mare e si sfamano principalmente con il pesce, che si procurano in un modo molto più simile alla caccia tradizionale che alla pesca, trascorrendo circa 5 ore al giorno sott’acqua. Il loro numero è di poche centinaia di migliaia e vivono distribuiti in comunità tra Indonesia, Malesia e Filippine. Le loro sono abitazioni galleggianti, come imbarcazioni tradizionali o palafitte costruite nelle acque costiere.

Bajau Laut
Da secoli la quotidianità dei Bajau si svolge in acqua

Il loro stile di vita è lo stesso da secoli, si immergono liberamente, senza bombole o altra attrezzatura, a mani nude oppure armati di lance di legno. Il loro record di profondità durante un’immersione è 79 metri, mentre 3 minuti è il tempo massimo trascorso in apnea sott’acqua. Anche se i Bajau non si immergono così in profondità e così a lungo nella vita di tutti i giorni, passano il 60% della loro vita lavorativa in mare, e la capacità di trattenere a lungo il respiro è fondamentale per la loro economia di sussistenza.

Il team internazionale di ricerca autore dello studio, ha osservato che i Bajau hanno una milza notevolmente più grande rispetto agli abitanti dei villaggi vicini, i quali vivono principalmente di agricoltura. Questa caratteristica è stata riscontrata anche nei membri della comunità che non si immergono abitualmente, suggerendo che si tratta di un elemento ereditario piuttosto che di una variazione dovuta alle abitudini individuali.

Dr. Melissa Ilardo mentre fa un'ecografia alla milza
La dott.ssa Melissa Ilardo, parte del team di ricerca, mentre esegue un’ecografia alla milza ad un pescatore Bajau.  Foto: Peter Damgaard

Le funzioni principali e più conosciute della milza sono di tipo immunitario e di degradazione di eritrociti e piastrine “invecchiati”, ma questa ghiandola funziona anche come riserva in cui vengono immagazzinati globuli rossi. Durante l’immersione la milza si contrae, riversandoli nel flusso sanguigno ed aumentando così la capacità di trasportare ossigeno.

Questa caratteristica è stata osservata anche in mammiferi abituati a trattenere lungamente il respiro come le foche.

Le analisi sul DNA hanno rivelato anche un ulteriore cambiamento molto frequente nella popolazione Bajau. Si stratta di una variazione genica che contribuisce a tenere sotto controllo i livelli di ormone T4, prodotto dalla ghiandola tiroide.

Il T4 provoca l’aumento di attività metabolica (viene bruciata più energia consumando più ossigeno), quindi una minore produzione può aiutare a combattere scarsi livelli di ossigeno in circolazione nel corpo.

Bajau laut in azione
Un cacciatore Bajau Laut in azione sul fondale marino

Le variazioni genetiche rispetto alle popolazioni vicine sono in totale 25 e riguardano tutte il modo in cui l’organismo reagisce allo stile di vita anfibio di questi cacciatori marini.

In una di queste, un gene provoca lo svuotamento di ossigeno in circolo dagli arti ed altre parti del corpo non essenziali alla sopravvivenza, così che il cervello, il cuore e i polmoni possano continuare a riceverne.

Alcuni antropologi sostengono che i Bajau abbiano cominciato la pesca ad immersione a grandi profondità con la diffusione, nel 1600, nel mercato dell’Antica Cina dei cetrioli di mare (Holothuroidea), echinodermi che vivono nei fondali marini, considerati in Oriente delle vere prelibatezze ed il cui prezzo oscilla tuttora tra le centinaia e le migliaia di dollari al chilo, a seconda della varietà.

Gli autori di questo affascinante studio, che ha unito biologia, fisiologia ed antropologia, suggeriscono che comprendere gli adattamenti di questa popolazione speciale può aiutare la ricerca nel trattamento delle condizioni di ipossia, cioè quando a causa di una malattia o un infortunio i tessuti corporei non ricevono abbastanza ossigeno.

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